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martedì, 30 settembre 2008
La notte ci avvolge che non siamo ancora pronti. Per un attimo mi fissi. Continuo a guardare la strada ma sento il tuo sguardo sul collo.
-cosa c’è?
-niente. – ti affretti a dire. Ma la tua voce trema e dovresti sapere ormai che non puoi mentirmi.
Accosto. La strada è deserta. Un pioggia fine ma costante inizia a cadere. Fisso il volante per qualche secondo. Il tuo respiro spaventato sembra dare il tempo al ritmo del mio cuore che sembra quasi dovermi scoppiare nel petto. Mi volto verso di te e resto a guardare il tuo viso. Sei pallida. Guardi la pioggia che scivola sul finestrino. Ti sistemi i capelli dietro le orecchie minute. Piccole conchiglie che spesso ho desiderato baciare. Ma non adesso. Non dopo quello che hai fatto. Non dopo che tutta la polizia e la malavita di Tijuana ci è alle costole.
-cosa c’è?- insisto… e quasi mi spavento di come suoni stanca la mia voce. La fuga è iniziata da meno di 12 ore e dio solo sa per quanto ancora dovrò guidare eppure ho già la schiena a pezzi e il ronzio nella testa si è fatto insopportabile.
Si volta di scatto, e il tono che usa mi fa rabbrividire. Pura isteria. Conosco una donna che ha paura. Alessandra è terrorizzata.
-Non ce la faremo mai, mi prenderanno, mi faranno male…non ce la faremo non ce la faremo non ce la faremo-
E’ l’istinto che muove la mia mano. Un istinto di sopravvivenza primordiale che mi sta segnalando quanto può rivelarsi pericolosa una crisi di nervi in un momento come questo. La sberla giunge improvvisa, sicuramente inaspettata per lei, ma ha il potere di farla zittire immediatamente. Gli occhi le si riempiono di lacrime…e così i miei anche se mi duole ammetterlo. È più forte di me, ogni volta che la vedo piangere penso di aver fallito. Stringe gli occhi mentre una lacrima le corre veloce su una guancia per infrangersi sulle labbra morbide.
-Mi dispiace- dico con voce dura. Poi, proseguo con dolcezza:
- non è stata colpa tua. Non potevi sapere nulla di quei soldi. Sono loro che hanno sbagliato macchina Lil. Ce la faremo insieme, come sempre, ma devi avere fiducia in me e aiutarmi a restare sveglio, almeno finchè non avremo attraversato il confine e saremo negli States. Adesso piccola, pensi di farcela o devo legarti, imbavagliarti e nasconderti nel portabagagli di dietro? – Quest’ultima frase la dico col sorriso sperando di vederle distendere i lineamenti…e forse ci riesco. Forse, perchè socchiude gli occhi e la vedo oscurarsi in volto.
-mi hai chiamato Lil…non lo facevi da anni. Ti ricordi quando mi chiamasti così la prima volta?-
Non ho bisogno di pensarci perché è una scena che rivivo ogni giorno della mia vita da allora. Da quell’unica notte in cui si donò a me. dalla notte in cui facemmo l’amore per la prima e unica volta.
-no, non lo ricordo…ho rimosso tutto di te…tranne i graffi che mi hai lasciato nel petto e quelli rimasti sulla schiena-
Sorride, con la mano si asciuga gli occhi e tira su col naso in quel modo buffo da bambina che ho visto tante volte quando è malata. –sai, non riesco mai a capire se sei un romantico galante oppure un perverso figlio di puttana, e per la precisione non ti ho mai graffiato sulla schiena. Anche se mi è piaciuto quella notte. E sarebbe anche stata importante se non fossi scappato nel cuore della notte per vederti con lei.-
- ne abbiamo parlato decine di volte…avevo promesso…non potevo non andare-
-e mi hai persa-
-no…non è stato allora. Ti ho persa quando ho detto di amarti.-
Rimetto in moto e lei calma sta in silenzio a guardare fuori del finestrino. Sorrido mentre mi accendo una sigaretta e la schiaccio tra le labbra. Povera Lil…povera Alessandra, così abituata ad amare gli altri da non sapere accettare di essere amata un poco anche lei. Troppo indifesa per la sincerità di un sentimento…troppo nuda per l’odio o per l’amore o per la passione. Eppure si ricorda quella notte, penso, e tiro un’altra boccata. Quella notte in cui per pochi istanti fummo un’unica cosa, una sola entità. carne nella carne, bocche che si cercano, odori e sudore e voglia che si dipingeva sulle sue forme.
Da percorrere con le dita, con la lingua, con le ciglia sperando che il dolore del sentimento che provavo facesse breccia nel suo cuore. Ti amerò per sempre mia piccola Lil…finchè potrò…con tutta la forza che posso.
venerdì, 06 giugno 2008
Tenetevi forte:
mi sono sottoposto a un test medico e ho scoperto di essere affetto da una terribile patologia. Di seguito il responso:
Gentile Danilo,
i sintomi della Sindrome premestruale devono manifestarsi almeno una settimana prima dell'arrivo del flusso, nonchè regredire entro due giorni dalla sua comparsa.
RISULTATO DEL TEST: 24 punti
DA 0 A 5 PUNTI
SPM assente o di lieve entità; nessun trattamento consigliato
DA 5 A 20 PUNTI
SPM di media entità controllabile con un opportuno stile di vita e assumendo integratori dietetici
DA 20 A 30 PUNTI
Sei affetta da forma grave di SPM, è necessaria una visita medica e un trattamento specifico
Test realizzato con la consulenza del Dottor Ascanio Polimeni - Neuroendocrinologo Direttore dei Centri per la Cura della SPM e della Menopausa di Roma e Milano
A presto
E adesso che faccio??
venerdì, 23 maggio 2008
E' bellissimo!!! Oggi è il mio compleanno e spuntano tre lettori che mi commentano! sono commosso...dopo che non mi si fila nessuno da mesi...è un bellissimo regalo! Grazie a tutta la rete! ...prego rispose l'uomo ragno... ahhh l'anima da cabarettista è ancora in me nonostante l'età!
giovedì, 15 maggio 2008
I bei tempi andati
Ricordo i bei tempi andati con rammarico e nostalgia. Quante cose si facevano all'epoca senza sentirsi giudicati. Si poteva bere e vomitare senza che gli altri ti giudicassero un perdente (semmai un ragazzo profondo che vive una crisi esistenziale e cerca di riprendersi da un grande amore finito male). Si poteva ascoltare e cantare musica italiana senza che venisse qualcuno a romperti le palle dicendoti di quanto fosse superata. Si poteva credere senza paura. Credere di diventare un papà (prima di accettare l'idea che sarai single e solo per tutta la vita!), credere di diventare un aviatore (sogno del cazzo che però qualcuno aveva, oggi fanno tutti i mercenari o i meccanici perchè visti i requisiti richiesti neanche Stallone ce l'avrebbe fatta a superare l'ammissione), credere di diventare insomma, quando oggi invece si è e al massimo si sarà. Erano i tempi in cui prima o poi conoscevi qualcuno che ti raccontava una di quelle leggende metropolitane a cui tu credevi senza esitazione e che cercavi nel tuo piccolo di emulare. "basta che tocchi una tetta ed è fatta, lei ci sta e te la scopi!" Ho passato tutta l'adolescenza a toccarmi i capezzoli senza portarmi a letto nessuna...senza contare che la continua stimolazione mi aveva regalato un decolleté da fare invidia all'Anna Falchi del post Ricucci. Ma si sa: il concetto stesso di "bei tempi andati" serve solo a renderci conto di quanto si fosse coglioni in passato. Colpa certamente anche delle mode che, complici i modelli proposti dalla tv e da riviste culturali quali Chi, Novella (ci avete fatto caso che è scomparso il 2000 dalla testata? Quando è successo???) e Donna moderna!, ridefiniscono continuamente valori, aspettative e naturalmente tendenze del giovane che vuole essere sempre aggiornato. Ripensando alla mia di adolescenza, ricordo con amarezza che all'epoca tutti i ragazzi potevano vantare una sensibilità femminile senza eguali: -"mhh non so se quelle scarpe mi starebbero bene" -" Certo Francesca, con la borsetta verde che hai comprato ieri ti starebbero un amore!!" -"grazie Antonio" Si sapeva tutto delle donne perchè ogni uomo comprava riviste a loro dedicate. Io Donna, costava 800 lire e forniva materiale per intrattenimento che poteva durare anche un mese! Naturalmente se parlo di intrattenimento parlo dell'hobby preferito dagli adolescenti maschi di quasi tutto il pianeta tranne alcune congregazioni di monaci buddisti dell'estremo Oriente: le pippe. Le pippe sono un concetto di per sè filosofico. C'è lo stoico delle pippe: occhiaie, stanchezza cronica, sbadigli in classe. L'epicureo: sguardo rilassato dopo l'ultima capatina in bagno alla seconda ora. Il Nicciano: quello che tornava dal bagno con lo sguardo soddisfatto, sparando cazzate inverosimili sulle ultime prestazioni: "ieri 22, ma il record è 44 in gita! chi è lo re??" (imitando la parlata di Abbatantuono in Attila!). Insomma, le pippe stanno all'adolescente come le seghe all'artigiano, da qui la famosa metafora!! Riallacciandosi al concetto de "i bei tempi andati", c'è un periodo più o meno lungo (inversamente proporzionale alla prima volta in cui si sperimenta il sesso orale) nella vita di ogni ragazzo in cui farsi le pippe è un vanto. La competitività insita in ogni sedicenne fa il resto. Scattano le maratone, e prepotente, torna il Nicciano, vincitore di memorabili gare a distanza. Quando ero ragazzo io non c'erano i cellulari, semmai il cordless. Bè, capitava di notte, in orari da denuncia, di ricevere telefonate che più o meno si svolgevano così: -"ahh, ahhh, ahhhh (ansimata da enfisema polmonare all'ultimo stadio)" - "Guardi forse ha sbagliato numero, la zoccola del primo piano sta al primo piano appunto e ha un numero diverso" -"No, sono io!" (una volta ogni discorso iniziava con "NO", da cui la giusta osservazione che siamo una generazione senza valori, senza ideali, senza qualcosa, visto che qualsiasi concetto pensiamo e esponiamo inizia con una negazione!) -"Ciao Franco, ti sei dato agli addominali duri?" Risata mascolina di Franco che lentamente si spegne in un singulto (il primo collasso non dichiarato) causato dal troppo sforzo. -"macchè...7 consecutive!" A questo punto prende il telefono dalla camera da letto mio padre che assonnato risponde: -"allora vatti a fare una flebo e non rompere i coglioni alle 3 di notte o ti fodero l'uccello con la carta vetrata!" Comunque,gli anni delle gare di pippe finivano per segnarti profondamente, incidevano sul tuo modo di relazionarti agli altri e soprattutto mutavano in maniera definitiva il tuo aspetto fisico, riducendo al minimo le tue speranze di mettervi fine con una sacrosanta e idolatrata scopata vera! Come nello sport il doping, da cui l'assunto che la pippa è uno sport a tutti gli effetti e che meriterebbe di divenire disciplina olimpica! (quante medaglie mancate!). L'adolescente tipo è uno stacanovista che col passare del tempo si tramuta in uno strano animale in odore di santità chiamato Pipparolo. Un incrocio mal riuscito tra Padre Pio (le stimmati), Cassano (l'acne) e Enzo Biagi (lo spessore degli occhiali). Il pipparolo è dotato di fascino intellettualoide (sempre gli occhiali), disquisisce sul mondo come se avesse conosciuto e fatto già tutto. Parla delle donne come se fossero una razza a sè che si sposta in branchi e che rientra in categorie ben precise: la topa, la tettona, la culona, la scopabile, la scopata persa, la scopetta (spesso il pipparolo è campione di carte e passa l'estate in assurdi tornei di scopone con le amiche della nonna che immancabilmente si trasfigurano al ritorno dalle vacanze in donne adulte e ricche di esperienze con si sono vissute inenarrabili orge), ma anche la sega, la mezza sega (ragazza bassina che non vale un atto completo e non appaga pienamente), il chiodo e via dicendo fino a finire la ferramenta.
lunedì, 11 febbraio 2008
Mi riciclo: Cos'è la bellezza?
Quali sono quei particolari che ci permettono di dire se un uomo o una donna sono belli? La bellezza è semplicemente relativa per essenza, e sfumata per definizione e l’esteticamente bello è un’idea e un principio al quale aspirare, non un punto di arrivo cui sia possibile giungere. Bello è qualcosa che colpisce e si tramuta in emozioni. Che piace ai nostri occhi, ma capace di coinvolgere anche i nostri altri sensi: belle sono le poesie di Saffo e le melodie di Vivaldi, bella è la sensazione di un corpo caldo sotto la pelle delle nostri mani. Ed ancora bella è l’idea stessa di bellezza che si cela nei nostri sogni di bambini e che via via nel tempo assume le fattezze di un ricordo, del volto di un principe azzurro, di una sensazione, magari quella del primo bacio. No, non è possibile definire la bellezza perchè non è possibile definire le emozioni. Cosa c’è di più mutevole infatti? Quale donna, può dire di non essere mai stata innamorata da bambina di un uomo più grande, che col senno del poi, è stato ridimensionato e ha finito con l’essere completamente diverso dai canoni del gusto della maturità? Il concetto di bellezza, forse più di qualsiasi altro, sembra determinato da fattori quali mode, gusto, emozionalità: elementi insomma non univoci, che mutano come muta la persona che li prova, che si modificano e aggiornano come si modifica e modernizza il mondo che ci circonda e che permea il nostro modo di relazionarci agli altri. Eppure se anche non possiamo definire l’essenza di bellezza, possiamo in un certo senso connotarne alcune sue declinazioni, sempre tenendo presente che ci troviamo in un’epoca storica in cui l’apparire ha una sua necessaria e insostituibile ragione d’essere, spesso in accordo con la volontà di colpire e stupire. Le foto concesseci dalla Lancome, che raffigurano la splendida Ines Satre, ci permettono di dare un volto all’ideale, fino adesso descritto. Il suo volto è stato scelto come immagine di un profumo e in senso lato di uno stile. Lo stesso cui moltissime si ispirano nel loro trucco. Un volto luminoso e sensuale. Mediterraneo nel suo colorito. Assolutamente attraente nelle leggere imperfezioni della pelle che come piccoli vezzi servono a impreziosire ancora di più ciò che già natura ha reso perfetto. Un neo sul labbro, altri sul decolletè: particolari che attraggono e stimolano a una scoperta, impossibile proprio perchè già in parte mostrata, inaccessibile perchè celata allo sguardo nella sua completezza. La bellezza allora forse sta proprio in questo: nel sottile gioco di seduzione reso possibile non già dall’eterea perfezione di una statua, ma dall’irregolarità, rara e quindi per questo, sofisticata e preziosa. Ines Sastre, abbiamo già detto presta la sua immagine a un profumo, e noi che la guardiamo riusciamo quasi a percepirlo. Non importa come sia vestita o anche per assurdo, truccata. La sua naturalezza la rende diversa dalla donna normale e quindi un’eccezione tra la moltitudine di donne che si incrociano per strada. Apparire nella propria ricercata e quindi esasperata semplicità, stupire nella propria naturale femminilità. Ed allora un corpo cessa di essere bello nella sua completezza. L’immaginazione lo scompone, rendendolo braccia, mani, seno, viso ed ancora labbra, occhi, bocca. Cos’è allora la bellezza? La bellezza è il per sempre. E’ il resistere alle mode e alla propria epoca come le dive del passato che incarnavano le fattezze di dee sempre attuali e onnipresenti nell’oniricità del desiderio nella sua visione più ampia. E’ la tentazione. Di essere sé stesse, dimenticando per un attimo, che può durare l’arco di un’intera esistenza, che uniformarsi al gusto collettivo porta alla perdita di identità e esclusività. Di lasciare che la propria originale attitudine alla perfezione, venga fuori e non scopaia, nonostante le pressioni di chi forse nell’interpretazione di ciò che è bello ha dimenticato di non possedere la chiave di lettura, almeno non l’unica, per dare finalmente un volto alla bellezza.
venerdì, 08 febbraio 2008

La mucchetta bolzanina tre settimane fa!

Sempre Svizzera, il monumento alla CAPRA!!!!

Questa foto l'ho scattata due anni fa in Svizzera...che dite è abbastanza suggestiva?
giovedì, 31 gennaio 2008
Un ponte per Terabithia (più o meno), vale a dire: quanto male possono fare gli acidi ai bambini!

Quella che vedete sopra è l'immagine sul mio desktop da 5 anni. Si tratta di Death, morte, un personaggio struggente e bellissimo leggermente punk, assolutamente gothic dark, creato da Neil Gaiman. Comprimaria importantissima della serie Sandman (adesso in edicola a 5 euro per i tipi della Planeta Deagostini), Death ha saputo in pochissimo tempo, conquistarsi un proprio pubblico, diventando in breve un'icona del punk britannico e mondiale. Qui sotto Tory Amos truccata e vestita come lei nella miniserie "L'alto costo della vita", in cui si narra di come la morte diventi umana ogni mille anni (mi sembra, o forse sono 100) e sia costretta a camminare tra le umane genti per vivere le loro passioni e per assaporare scampoli della loro vita...per non perdere la sua pietà e quel dolore necessario, che è destinata a provare ogni volta che regala il suo dono a qualcuno.

Il fascino della morte sta nel suo sguardo. Nei suoi occhi, gonfi delle lacrime versate da ogni uomo vissuto sulla terra, rivive tutto l'amore provato dal creato. La sua bocca è un sorriso dolcissimo e le sue labbra sussurrano quelle parole che ogni mattina ci sfiorano il viso e che ricordiamo solo nell'istante del risveglio. il suo profumo è l'odore della madre che ci ha dato la vita mentre le sue movenze sono quelle della donna che per prima ci ha rubato il cuore. i suoi seni sono quelli che abbiamo stretto quando abbiamo perso l'innocenza e le sue cosce, quelle che l'hanno stritolata. la sua figura, minuta e aggraziata genera l'ombra che vorremmo avere accanto quando la stanchezza ci ha rubato l'ultimo sorriso.

La morte non è il contrario della vita ma una sua declinazione. E tutti, uomini e donne, nasciamo e viviamo con la voglia e la consapevolezza che quando sarà il momento potremo possederla ancora, anche se solo per un istante...e torneremo a fare l'amore con lei...e a provare quell'estasi cui aneliamo da tutta la vita.
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