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mercoledì, 10 giugno 2009
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Sogno un pese in cui le colpe vengano finalmente date a chi le merita:

agli stranieri, portatori di malattie come in Africa,

ai rom ladri e stupratori,

ai musulmani portatori di false verità e di bombe.

Sogno un paese in cui finalmente il cittadino possa organizzarsi e difendersi da solo nella piena legalità armato del proprio coraggio e della propria pistola.

Sogno un paese in cui finalmente cessino le dmostrazioni e gli appelli e

tutte le manifestazioni dell'umano pensiero che non siano state preventivamente accettate e recintate nelle apposite arene onde evitare inutili rischi per le mie genti.

Sogno un paese più giusto e più libero in cui finalmente ci sia spazio per quelli che sono i valori di ogni umana società che assurga a ruolo di civiltà: Dio, la patria, la morale, la propria razza.

Sogno un paese in cui la giustizia smetta di essere alla mercè di colori di partito ma divenga finalmente eguale per tutti i normali cittadini, e finalmene cessi la sua battaglia contro chi cerca di guidarli verso un futuro più feice.

Sogno un paese in cui finalmente il povero doni al ricco, felice di farlo...perchè è nel sorriso che sta la maturità di un popolo.

Sogno il mio paese.

Che incubo di merda. Grazie italiani

mercoledì, 27 maggio 2009
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Ti ho cercata e tu non mi hai risposto.
Ho voglia di sentirti mia quest'oggi. tu sei mia schiava, io sono schiavo del tuo silenzio... che mi ferisce e mi dilania le carni. Ho voglia di leggerti e di ascoltarti. Solo perchè mi appartieni. Per sentire come la tua personalità lentamente sta cambiando per diventare più simile alla mia. Come il tuo corpo, così la tua mente si sta trasformando per soddisfare le mie voglie. Perchè di questo si tratta. Di voglia. Ho voglia di te adesso. Del tuo corpo, della tua bocca, dei tuoi sospiri e delle tue lacrime. Quest'oggi ti punirò per il silenzio con cui tu continui a ferirmi. Quest'oggi il sudore scorrerà sulla tua pelle... e tra le tue cosce. Come due giorni fa, quando come una bambina mi hai chiesto il permesso di asciugarlo perchè ti colava negli occhi e li bruciava...il dolore che provasti allora era orgoglio per me...quello che proverai stanotte sarà solo diletto. Godrò ascoltando le tue urla e il rumore delle lacrime che ti solcano il volto. Godrò guardando il dolore sul viso di colei che amo.
domenica, 24 maggio 2009
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Ti ricordi quell'estate? quella in cui credesti di esserti innamorato perdutamente di quella ragazza. Ti ricordi come finì? Lei ti lasciò per mettersi con quello che all'epoca consideravi il tuo migliore amico. Quante lacrime versasti all'epoca, vero? eppure se ci pensi adesso non era niente di così terribile, addirittura banale. Quante volte hai sentito la stessa storia raccontata da qualche conoscente, in tv, o dalla voce distrutta di un alcolista incontrato per caso in qualche bar. milioni di volte...milioni di esperienze uguali vissute da persone diverse tra loro. è questo il punto.



mi chiamo danilo panicali, faccio il giornalista presso una piccola redazione di roma. l'ambiente lavorativo in cui esercito la mia professione è davvero poca cosa rispetto a quello che si è abituati a immaginare quando si parla di stampa. 4 gatti che si urtano nei corridoi degli unici due ambienti di uno scantinato. due bagni, qualche ccomputer di ultima generazione per darsi la parvenza di stare al passo coi tempi e qualche sedia con le rotelline sotto, di quelle che si usavano un tempo. e polvere. non quella che ci si aspetterebbe di trovare vista l'enorme quantità di libri e riviste accatastati e pressati lungo le mensole presenti un pò ovunque. la polvere ricopre solo gli scaffali più alti e inaccessibili. segno che ancora ci si affanna a consultare i testi più vicini alla ricerca di qualche idea e spunto promettente per un buon articolo.




martedì, 07 aprile 2009
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Non si possono odiare le donne se prima non le si é amate profondamente
é la famosa metafora del mercato: un uomo sa cosa vuole, trova, gira e prima di andar via acquista....la donna compra, porta un peso immenso per tutta la strada mentre gira per le bancarelle, si arrabbia mille volte con sé stessa per aver comprato male quando si accorge che da altre parti i prezzi sono più bassi e poi se ne va insoddisfatta. Se all'inizio le si chiede se é sicura dell'acquisto, intendo mentre lo sta facendo, risponderà che certamente lo é, se dopo le si chiede se é soddisfatta, con la stessa sicurezza dirà di no...in entrambi i casi l'uomo verrà zittito in malo modo per 1 non fidarsi abbastanza di lei 2 mettere il dito nella piaga quasi a voler dire che é meglio di lei.
Ne conseguono le seguenti verità:
Le donne non sono come noi
Le donne non hanno intelligenza se non in apparenza
Scavare per vedere cosa c'é sotto é un'arma a doppio taglio: sotto non c'é niente
La donna é un uovo di Pasqua senza sorpresa (si spera)
Tanto vale trovarne una bella almeno ci si consola quando ci si accorge che si preferisce stare muti piuttosto che parlare del niente
Ci si può innamorare di una donna solo se si prendono come pregi tali difetti rendendo ogni particolarità la particolarità che rende il diavolo accanto a noi l'angelo con cui desideriamo restare per sempre
lunedì, 06 aprile 2009
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Le mie donne sono state più di 3 e Meno di 10
Le mie donne mi hanno amato tutte moltissimo
Le mie donne hanno finito tutte con l'odiarmi
Tutte le mie donne hanno provato almeno una volta l'orgasmo
Non tutte le mie donne hanno goduto con me
Tutte le mie donne mi hanno picchiato almeno una volta
Nessuna delle mie donne ha mai ricevuto almeno una sberla da me
Tutte le mie donne hanno scritto qualcosa per me
Non tutte le mie donne avevano una penna a disposizione
Tutte le mie donne mi hanno detto "ti amo"
Non tutte le mie donne mi hanno sentito dire "ti amo"
Tutte le mie donne mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per loro
Non tutte le mie donne sanno di essere state le mie donne
Tutte le mie donne mi hanno chiesto dei soldi
Tutte le mie donne mi hanno chiesto di tradirle almeno una volta
Non tutte le mie donne sono state tradite
Tutte le mie donne hanno un ricordo di me
Non tutte le mie donne sono felici di ricordarmi
Tutte le mie donne hanno assistito ad almeno un mio fallimento
Non tutte le mie donne hanno assistito a un mio successo
Tutte le mie donne hanno provato una molletta sul seno
Non tutte le mie donne l'hanno apprezzato
Tutte le mie donne sono state amate da me


giovedì, 02 aprile 2009
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Il sole ti cade addosso e quasi fa male appiccicandoti i capelli di sudore e ansia.
Ansia di respirare ancora tutta la polvere che ti fuoriesce dagli occhi quando provi a piangere.
Piangere per tutte le stupide parole che ancora hai il coraggio di emettere dalla bocca piena.
Piena dei ricordi che non riesci più a dire ma che rivivono sempre nei tuoi occhi.
Occhi rossi del sangue che una volta scorreva nelle tue vene e che ora ti resta appiccicato addosso come pelle.
Pelle che una volta lui toccava con desiderio e che ora é solo putrefazione e dolore e caldo.
Caldo che ancora ti brucia anche se ora sei morta.
venerdì, 13 marzo 2009
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La ragazza avrà 30 anni. un bellissimo corpo, forme sinuose, volto giovane e interessante, sguardo dolce.
Questo normalmente.
Oggi la ragazza combatte.
Un volto chiaro sporcato di grasso scuro, una tuta aderente strappata all'altezza delle ginocchia, che sanguinano, dei gomiti, che sanguinano, della spalla destra che sanguina.
Se avessimo un telescopio riusciremo a vedere da qui il piccolo ma profondo foro nella sua spalla. ne vedremmo i bordi rigonfi e rossi, ci passeremmo attraverso e seguiremmo il lungo canale dritto fino a scontrarci irrimediabilmente contro un muro di piombo.
Muro di piombo=pallottola.
-La ragazza é sudata, i capelli attaccati alla fronte, il fiato grosso. attorno a lei fiamme e pareti di legno che lentamente si scuriscono. Si lancia contro una finestra, rompre il vetro, precipita nel vuoto e atterra pesantemente sull'asfalto. buio.luce.volti appannati...qualcuno si china per toccarla ma lei ha la forza per allontanare la compassione alzando un braccio ed emettendo un suono inarticolato che dovrebbe suonare così: andate via; é pericoloso, tanto sto per andarmene. E che invece suona come: ahahhhahhhhhaaaaaaaaaaaa
Buio.
Il risveglio é sempre doloroso. Si mette seduta con fatica sul letto duro senza coperte della sua stanza. I piedi nudi toccano il freddo del pavimento e un brivido le percorre la schiena. si avvicina alla finestra dalla quale penetra una luce calda e fastidiosa. Sbadiglia e guarda fuori. Cavalli e calessi si muovono lentamente riempiendo la strada. Uomini con camicie dai colori improbabili formano dei piccoli capannelli di fronte ai negozi dalle grandi vetrine e le pareti di legno. un ricordo le sfiora la mente per un istante...poi Caterina corre verso la porta, la spalanca e corre a perdifiato lungo le scale ripide. Scende in strada, scalza e in sottana e tutti si voltano e ridono, qualcuno fischia anche. Caterina sorride imbarazzata, fa un mezzo inchino tenendo i lembi della sottana come fosse un lungo ambito da cerimonia, e sempre correndo, così come é apparsa, sparisce dietro la porta di casa.
-Caterina cosa diavolo sei andata a fare fuori conciata così? Lo sai cosa diranno tutti? Che sei una puttana, vatti a cambiare e cerca di comportarti bene oggi o stasera ti tocca di nuovo il vecchio Wally.
La donna che ha parlato avrà sui 50 anni. 0 truccata in modo pesante e volgare e ha il seno prosperoso nudo e cadente. Caterina si guarda attorno e si accorge di essere circondata da ragazze della sua età, tutte seminude, tutte truccate allo stesso modo del donnone, che ora le sorride con dolcezza e se ne va verso una stanza da cui proviene un odore di biscotti al burro. Un bordello, sorride, stavolta é un bordello.
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-Per favore, guardami
-Non ci riesco. Mi dispiace, Linda. Non ci riesco più
-Ti prego, ti prego, dimmi che non finisce tutto qui, dimmi che mi ami, non posso stare senza di te...ti prego amore dimmi che supereremo tutto, dimmelo dimmelo dimmelo
-Mi fai schifo Linda, mi dispiace tanto amore
-mi ami ancora, l'hai detto adesso, mi chiami ancora amore, possiamo superarlo, ti prego
-non posso stare con chi non posso guardare in faccia.
-no no no no no
-Basta, lasciami. Passerò i prossimi mesi a dimenticarmi di te e di tutto il male che mi hai fatto...ti auguro di crepare. Puttana

E questa é un conclusione positiva di una splendida storia d'amore.







martedì, 10 febbraio 2009
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Mi manca la mia Ligeia. era così spensierata...era così bella...era cielo ed era stella...era alba e tramonto...magia e incanto...cuore e tormento...passione e sgomento...era la mia vita e l'amavo come si può amare una bambina...e desideravo starle accanto come può fare un papà...mi piacerebbe sapere se sta bene, se ogni tanto mi pensa, se ogni tanto vorrebbe risentirmi...se adesso studia come aveva deciso di fare...se rilegge mai le nostre lettere...se mi ha trovato nascosto in quel luogo che conosciamo solo io e lei...se ha mai letto i miei messaggi....quando penso a lei la vedo forte e già donna affrontare il mondo con la determinazione che ha sempre avuto... e che sfoggia nel suo apparire falsamente caotico. La vedo intraprendente e saggia come non è mai stata nel passato. La penso affettuosa con chi ama... e sorridente, perchè col broncio è bellissima ma è un peccato se piange... la ricordo, spesso la sogno, molte volte la vedo e spesso quando mi manca ricordo la sua voce che mi faceva ridere, che mi chiedeva consigli, che parlava del mondo in quel suo modo pieno di stupre e aspettative che tanto mi faceva sorridere. Era bella per questo la mia Ligeia: per le emozioni che mi regalava, per il suo essere naturalmente e inconsciamente esperta di vita...in fondo, per essere vita.
martedì, 30 settembre 2008
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La notte ci avvolge che non siamo ancora pronti. Per un attimo mi fissi. Continuo a guardare la strada ma sento il tuo sguardo sul collo.
-cosa c’è?
-niente. – ti affretti a dire. Ma la tua voce trema e dovresti sapere ormai che non puoi mentirmi.
Accosto. La strada è deserta. Un pioggia fine ma costante inizia a cadere. Fisso il volante per qualche secondo. Il tuo respiro spaventato sembra dare il tempo al ritmo del mio cuore che sembra quasi dovermi scoppiare nel petto. Mi volto verso di te e resto a guardare il tuo viso. Sei pallida. Guardi la pioggia che scivola sul finestrino. Ti sistemi i capelli dietro le orecchie minute. Piccole conchiglie che spesso ho desiderato baciare. Ma non adesso. Non dopo quello che hai fatto. Non dopo che tutta la polizia e la malavita di Tijuana ci è alle costole.
-cosa c’è?- insisto… e quasi mi spavento di come suoni stanca la mia voce. La fuga è iniziata da meno di 12 ore e dio solo sa per quanto ancora dovrò guidare eppure ho già la schiena a pezzi e il ronzio nella testa si è fatto insopportabile.
Si volta di scatto, e il tono che usa mi fa rabbrividire. Pura isteria. Conosco una donna che ha paura. Alessandra è terrorizzata.
-Non ce la faremo mai, mi prenderanno, mi faranno male…non ce la faremo non ce la faremo non ce la faremo-
E’ l’istinto che muove la mia mano. Un istinto di sopravvivenza primordiale che mi sta segnalando quanto può rivelarsi pericolosa una crisi di nervi in un momento come questo. La sberla giunge improvvisa, sicuramente inaspettata per lei, ma ha il potere di farla zittire immediatamente. Gli occhi le si riempiono di lacrime…e così i miei anche se mi duole ammetterlo. È più forte di me, ogni volta che la vedo piangere penso di aver fallito. Stringe gli occhi mentre una lacrima le corre veloce su una guancia per infrangersi sulle labbra morbide.
-Mi dispiace- dico con voce dura. Poi, proseguo con dolcezza:
- non è stata colpa tua. Non potevi sapere nulla di quei soldi. Sono loro che hanno sbagliato macchina Lil. Ce la faremo insieme, come sempre, ma devi avere fiducia in me e aiutarmi a restare sveglio, almeno finchè non avremo attraversato il confine e saremo negli States. Adesso piccola, pensi di farcela o devo legarti, imbavagliarti e nasconderti nel portabagagli di dietro? – Quest’ultima frase la dico col sorriso sperando di vederle distendere i lineamenti…e forse ci riesco. Forse, perchè socchiude gli occhi e la vedo oscurarsi in volto.
-mi hai chiamato Lil…non lo facevi da anni. Ti ricordi quando mi chiamasti così la prima volta?-
Non ho bisogno di pensarci perché è una scena che rivivo ogni giorno della mia vita da allora. Da quell’unica notte in cui si donò a me. dalla notte in cui facemmo l’amore per la prima e unica volta.
-no, non lo ricordo…ho rimosso tutto di te…tranne i graffi che mi hai lasciato nel petto e quelli rimasti sulla schiena-
Sorride, con la mano si asciuga gli occhi e tira su col naso in quel modo buffo da bambina che ho visto tante volte quando è malata. –sai, non riesco mai a capire se sei un romantico galante oppure un perverso figlio di puttana, e per la precisione non ti ho mai graffiato sulla schiena. Anche se mi è piaciuto quella notte. E sarebbe anche stata importante se non fossi scappato nel cuore della notte per vederti con lei.-
- ne abbiamo parlato decine di volte…avevo promesso…non potevo non andare-
-e mi hai persa-
-no…non è stato allora. Ti ho persa quando ho detto di amarti.-
Rimetto in moto e lei calma sta in silenzio a guardare fuori del finestrino. Sorrido mentre mi accendo una sigaretta e la schiaccio tra le labbra. Povera Lil…povera Alessandra, così abituata ad amare gli altri da non sapere accettare di essere amata un poco anche lei. Troppo indifesa per la sincerità di un sentimento…troppo nuda per l’odio o per l’amore o per la passione. Eppure si ricorda quella notte, penso, e tiro un’altra boccata. Quella notte in cui per pochi istanti fummo un’unica cosa, una sola entità. carne nella carne, bocche che si cercano, odori e sudore e voglia che si dipingeva sulle sue forme.
Da percorrere con le dita, con la lingua, con le ciglia sperando che il dolore del sentimento che provavo facesse breccia nel suo cuore. Ti amerò per sempre mia piccola Lil…finchè potrò…con tutta la forza che posso.



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